Dimissioni in bianco, forza Fornero
8 AGO 20

Nel febbraio 1992 facevo il sindacalista nelle Marche, nessuno di noi èperfetto, nelle fabbriche di abbigliamento e calzature, ed ebbi la libertàe l'avventura di segnalare, infiammando l'Italia, il fenomeno delledimissioni in bianco per le donne in maternità, oppure delle domandeginecologiche all'atto dell'assunzione, ponendo in "dolce" alternativa o illavoro o il figlio. In Italia Enzo Biagi per la rubrica il Fatto mi mandò a casa una giornalista, alla quale ricordo offrii dei dolci carnevalizi a colazione, lostesso il Corriere della sera e Santoro per Samarcanda, venne anche Danielidel Tg 3 nazionale, Le Figarò mi dedicò mezza pagina insieme alla vittoriadi Berlusconi alle politiche in Italia, Il Times edizione Italia si limitòad una telefonata. Ebbene credo di avere qualche titolo per sostenere fortemente il ministro Fornero in questa sua iniziativa, la quale contrastando un fenomeno subdolo non può certamente predisporre strumenti tanto lineari, come la femminista Ritanna Armeni prefigurerebbe.Tuttavia il tentativo di contrastare questo fenomeno così ingiusto èencomiabile, seppur con un ritardo ventennale, in quanto la CGIL ritenevaquesta battaglia da cattolici integralisti, di fronte a me che dicevo loro:"Ma come si fa a parlare di diritti nelle fabbriche, se in via pregiudizialeviene negato alla donna il diritto di essere lavoratrice e madre nellostesso tempo, spingendo talvolta, quando il concepimento è avvenuto, sinoall'aborto?". In quel periodo ero sposato da poco e insieme a mia moglie liberamente cercavamo un figlio.Che questo diritto fosse negato ad una ragazza del mio paese che mi avevaraccontato il fatto mi era insopportabile. Infinitamente grato al Foglio per la sua attenzione.